Presentazioni


Abulafia è un termine di origine araba e significa "padre della salute". Diventa quindi un cognome ebraico sefardita indicatore della professione dello speziale, del farmacista. E' una parola affascinante, connessa ad atmosfere passate, mistiche, cabalistiche e in qualche modo salvifiche. Forse proprio per questo in un celebre romanzo di Umberto Eco (Il pendolo di Foucault) Abulafia è il nome del word processor al quale Belbo - uno dei protagonisti - affida le più intime memorie.

E' il nome che ho scelto come titolo di un blog perché mi piacerebbe creare uno spazio accogliente in cui far muovere riflessioni utili a rischiarare - alla luce della ragione, della sensibilità e dell'empatia - il mondo che abbiamo intorno e che sembra non rispecchiare più quello che davvero siamo e pensiamo.

Non voglio portare avanti questo progetto da sola perché finirebbe per essere un semplice sfogo della mia vena scrittoria e un megafono del mio singolo pensiero. Vorrei, invece, renderlo un diario a più voci in cui il punto di vista dei singoli possa restituire sguardi parziali, ma anche recuperare la totalità della nostra situazione storica, sociale, politica, culturale in un gioco complesso di riflessioni e rifrazioni. 

Mi piacerebbe che da questo scaturisse l'energia di una comunicazione pulita, nenecessaria e sincera; capace di fare cultura, informazione, sociologia, politica, letteratura perché è di questo che, inevitabilmente, siamo fatti e perché, oggi più che mai, è questo che abbiamo bisogno di ritrovare.

A portare avanti questo progetto saranno degli autori che vi presenterò man mano: persone con una sensibilità speciale e capaci di arricchire il prossimo con la propria visione delle cose. Penso realmente che le loro intelligenze e le loro storie possano raccontarci qualcosa in più sul mondo che fluisce attorno a noi. 

Da giovedì prossimo questo diario collettivo avrà effettivo inizio.


A presto,

Elisabetta

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