SIAMO SICURI? (di Elisabetta Guido)
Elisabetta Guido si è laureata con lode in Lettere Classiche e Moderne presso l'Università degli Studi di Parma. E' un'insegnante precaria e una persona molto disordinata: ha lasciato i Natali in Calabria, la carriera universitaria in Emilia, il cuore in Puglia e lo stipendio in Lombardia. Precaria nel tempo e nello spazio: vive affacciata ai finestrini degli autobus e negli intercity notte; ascoltatrice in un mondo di urlatori; lettrice in un mondo di scrittori; pendolare in un mondo di arrivati.
SIAMO SICURI? (di Elisabetta Guido)
Il mio problema è sempre lo stesso: non riesco mai a convogliare tutte le mie energie mentali in un'unica direzione...piuttosto il mio pensiero fluttua curiosamente tra diversi mondi, compie viaggi orizzontali e poco metodici, divaga, saltella, procede collezionando schegge di sapere di ambiti astrusi e lontani nell'assurda convinzione che un giorno ogni pezzo di questo strambo mosaico possa trovare il suo posto e spiegarmi l'unica cosa che mi interessa davvero: l'animo umano.
Il mio metodo è illogico e decisamente poco scientifico...però, proprio per questo, affascinante e imprevedibile negli esiti. Qualche giorno fa pensavo all'intervento che avrei voluto fare sul blog e pensavo di attingere, a scelta, da una delle mie occupazioni di questi giorni, ossia:
- L'intensa lettura che sto facendo di "M. il figlio del secolo", il tanto discusso romanzo di Scurati sull'ascesa di Mussolini e le origini del fascismo.
- L'attenta selezione di video di approfondimento, da mostrare ai miei alunni, relativi al fenomeno della caccia alle streghe.
- La correzione di testi di undicenni e la constatazione che, curiosamente, in tanti abbiano scelto uomini politici come personaggi dei loro racconti di avventura.
Tutte e tre le strade mi sembravano interessanti nell'ottica di una condivisione su Abulafia perché tutte sarebbero partite dalla mia quotidianità e tutte sarebbero arrivate a riflessioni più ampie da condividere e approfondire. Ma un approccio del genere non mi bastava e ho deciso di farmi una domanda: perché ho la sensazione che tutte e tre queste attività mi portino inesorabilmente in un'unica direzione? Qual è il nesso?
Ma andiamo (ci provo!) con ordine. Perché tanti undicenni (12 su 48 per l'esattezza) hanno inserito come eroi o antieroi dei loro racconti d'avventura dei personaggi politici? Nei testi in questione si parla di Trump e di Obama soprattutto, ma anche di Putin e Sarkozy. Il filo conduttore però è uno: la difesa della città. I politici descritti somigliano più a Batman che a veri e propri statisti: hanno pieni poteri e un'unica missione: "ripulire" le città dai criminali. I ragazzi, insomma, sembrerebbero aver interiorizzato (complici anche molti film americani sulle figure presidenziali e l'antropologia da supereroi Marvel) che la difesa di un territorio sia la prerogativa di un uomo potente e forte che, da solo, si scaglia contro dei non meglio specificati "nemici" della sicurezza pubblica.
Anche il fenomeno della caccia alle streghe, però, nasce come tentativo di ristabilire l'ordine pubblico: in società dilaniate da ignoranza, povertà, confusioni ideologiche e religiose, continui sovvertimenti di potere tra Stato, Chiese, Inquisizioni... era davvero facile smarrire il cammino eterodosso e scivolare nei meandri della paura, della superstizione e dell'eresia, specie se la delazione diventava prova necessaria e sufficiente e la tortura aggiungeva il resto. Ogni volta che si è andati alla ricerca di nemici, quindi, non si è mai faticato a trovarli, anche a costo di doverli creare di sana pianta: maghi, streghe, untori, demoni...è impressionante pensare a cosa siamo stati capaci di inventarci pur di bruciare nel fuoco i nostri stessi peccati.
Arriviamo dunque al buon Scurati che punta i riflettori sul Mussolini che, dalle pagine del Popolo d'Italia e con l'appoggio delle mine vaganti di una società ingarbugliata e frustrata si presenta come il guaritore della salute pubblica e si propone, con violenza disprezzata ma necessaria, chirurgica, ponderata, meticolosa…di disinnescare bienni rossi, deliri scioperistici e inconcludenti utopie rivoluzionarie. E tutti, anche se per motivi diversi, semplicemente, lo lasciano fare.
A questo punto non mi resta che lo spazio per qualche domanda. Basta la paura delle streghe per accendere un rogo? Basta un Capitan America a difendere una Nazione? Basta la violenza contro un nemico a renderci più sicuri? Se è così, allora a che serve ricercare la giustizia sociale, una più equa distribuzione delle ricchezze, l'ascolto delle marginalità, l'integrazione degli ultimi? In fondo bastano un capitano, un nemico, un pizzico di barbarie, un piccolo strappo alla regola, ai diritti umani e all'umana pietà per sentirci subito più sicuri, no?
Ne siamo sicuri?




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