UNA BLASTATA VI SEPPELLIRA'. SE NON LO FA PRIMA IL MORBILLO (di Silvia Lorelli)
Tutto e il contrario di tutto. 29 anni. A prima vista potrei sembrare cretina, e infatti lo sono. Da piccola volevo fare l'investigatore privato, ma poi ho cambiato idea. Ah, dimenticavo: non so scrivere le biografie.
UNA BLASTATA VI SEPPELLIRA' (SE NON LO FA PRIMA IL MORBILLO)
Italiani: popolo di santi, poeti, navigatori. Ma anche politologi, costituzionalisti, veterinari, sociologi, psicologi, economisti, medici. Si può affermare, con una certa dose di sicurezza, che l’Italiano 2.0 racchiuda in sé una miscellanea di tutte queste categorie professionali: e del resto basta impugnare lo smartphone per rendersene conto. Ogni giorno, complice la tecnologia – sempre sia lodata – chiunque ha accesso a una vasta gamma di informazioni e dati su qualunque argomento, e di conseguenza, altrettante opinioni, che l’utente medio della rete non vede l’ora di sbandierare ai quattro venti ai propri contatti. È la deriva del pensiero libero: dopo essercela tanto sudata, questa benedetta libertà di pensieri, parole, opere e omissioni, non vediamo l’ora di esercitarla come forma ultima di autodeterminazione per gridare al mondo (aka i nostri 450 contatti Facebook): “Io esisto”.
Fin qui non ci sarebbe nulla di male; una citazione piuttosto famosa (e, si scoprirà, in realtà nemmeno sua) di Voltaire afferma che il diritto alla libertà di parola vada difeso a costo della propria vita. Ma quand’è che il diritto di opinione diventa nocivo, se non addirittura pericoloso? Siamo davvero sicuri che ormai “tutti possano dire tutto”?Che qualsiasi idea vada rispettata al pari di un’altra in virtù di una non ben specificata “libertà di pensiero”.
Ultimamente si parla tantissimo di vaccini, e nel mezzo di questa accesa querelle è spuntato fuori il nome di Roberto Burioni. Burioni è un medico di 55 anni, specializzato in Immunologia, diventato celebre per i propri accesi scambi su Twitter e Facebook con quelle chimere moderne note come “no vax”. Perché chimere? Perchè i no vax incarnano un paradosso tutto contemporaneo: sono quelli che si imbottiscono di antibiotici inutili al primo
naso che cola, ma non vogliono vaccinare i propri figli. Sulle motivazioni di questa nuova ondata di scetticismo nei confronti della medicina ci sarebbe tanto da dire, ma non è compito di chi scrive analizzare la complessità del cambiamento che ci ha portato alla società di cui facciamo parte. Quello che purtroppo sappiamo, o per lo meno dovremmo sapere, è che la tutela della salute fa parte dei diritti ma soprattutto dei doveri di una società civile. E nel momento in cui questa si dimentica delle proprie responsabilità (o più semplicemente del comune buon senso), è giusto che questa venga riportata alla ragione anche con mezzi poco ortodossi. In molti hanno criticato Burioni di essere “parte del problema”, di “scendere al livello dell’interlocutore medio di Facebook”, ma questo non è possibile per una semplice ragione: il Facebookista medio non ha le competenze di Burioni. In un mondo in cui tutti possono dire tutto, in cui vige la legge del più forte (a cliccare condividi), non ci si può aspettare di educare la popolazione con statistiche, grafici e termini scientifici. È triste ed è un fallimento per la comunità medica in primis verificare questo drastico calo di fiducia nei confronti dei fatti e di chi ha studiato anni e anni per interpretarli; ma se ormai il buonsenso ha fallito, la scienza continua a non essere democratica, bensì basata su fatti, dati e prove. E se questi non sono sufficienti a salvarci da epidemie che credevamo ormai debellate, da malattie diventate così rare grazie ai vaccini da non riuscire quasi più a diagnosticarle, ben venga una blastata assestata al momento giusto.
naso che cola, ma non vogliono vaccinare i propri figli. Sulle motivazioni di questa nuova ondata di scetticismo nei confronti della medicina ci sarebbe tanto da dire, ma non è compito di chi scrive analizzare la complessità del cambiamento che ci ha portato alla società di cui facciamo parte. Quello che purtroppo sappiamo, o per lo meno dovremmo sapere, è che la tutela della salute fa parte dei diritti ma soprattutto dei doveri di una società civile. E nel momento in cui questa si dimentica delle proprie responsabilità (o più semplicemente del comune buon senso), è giusto che questa venga riportata alla ragione anche con mezzi poco ortodossi. In molti hanno criticato Burioni di essere “parte del problema”, di “scendere al livello dell’interlocutore medio di Facebook”, ma questo non è possibile per una semplice ragione: il Facebookista medio non ha le competenze di Burioni. In un mondo in cui tutti possono dire tutto, in cui vige la legge del più forte (a cliccare condividi), non ci si può aspettare di educare la popolazione con statistiche, grafici e termini scientifici. È triste ed è un fallimento per la comunità medica in primis verificare questo drastico calo di fiducia nei confronti dei fatti e di chi ha studiato anni e anni per interpretarli; ma se ormai il buonsenso ha fallito, la scienza continua a non essere democratica, bensì basata su fatti, dati e prove. E se questi non sono sufficienti a salvarci da epidemie che credevamo ormai debellate, da malattie diventate così rare grazie ai vaccini da non riuscire quasi più a diagnosticarle, ben venga una blastata assestata al momento giusto.



Addirittura sentivo Burioni in tv poco tempo fa che diceva che c'è uno Stato in Africa dove c'è una più alta percentuale di vaccini per il Morbillo rispetto all'Italia e faceva la battuta che gli Africani che vengono in Italia devono avere "paura" che c'è il rischio di ammalarsi qua, sembra na battuta ma è un paradosso, ah l'ignoranza!
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