LA SOLA GLORIA DELLA TOGA (di Giuseppina Alecce)
Giuseppina Alecce, classe 1989. Ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza ad Amantea, ridente cittadina calabrese, dove, nel 2008, ha conseguito la maturità scientifica. Successivamente si è iscritta alla facoltà di Giurisprudenza presso l’UNICAL, laureandosi nel maggio 2015. Nel 2017 ha conseguito l’abilitazione alla professione forense, e ad oggi lavora come avvocato nella città di Cosenza.
LA SOLA GLORIA DELLA TOGA
Se non ci fossero persone cattive non ci sarebbero buoni avvocati! Questo scriveva Dickens riferendosi a una delle categorie più invidiate e mal viste della storia. Profondi conoscitori della legge; azzeccagarbugli dei quali fidarsi solo fino ad un certo punto; creature mitologiche immerse in una valanga di scartoffie di cui il resto del mondo ignora l’esistenza, nonché il senso. Credo che questa sia l’immagine che l’uomo medio ha degli avvocati: gente di cui si spera di non aver mai bisogno.
E’ da questa incoraggiante premessa che partirei per gettare luce su quella che è una delle professioni intellettuali più belle, difficili e sacrificata della storia. Sapete cosa fa un avvocato? Risolve problemi! Non esattamente come faceva MR. Wolf in Pulp Fiction, ma – in maniera a volte altrettanto rocambolesca - cerca di trovare una soluzione legale a una moltitudine di vicende. Il tuo coniuge è fuggito ad Honolulu e ti vuoi separare? Un tamarro col Suv ti tampona la Panda? Il vicino ti lancia secchiate di liquido non identificato dal balcone? I carabinieri trovano un panetto di droga nascosto tra le tue conserve di pomodoro in cantina? ...Bene….è qui che entra in gioco l’avvocato.
Dietro al tanto discusso ed agognato titolo di avvocato si cela un professionista ed uno studioso del diritto che assiste e rappresenta, dentro e fuori dal Tribunale, chi ha un problema. Nei contenziosi giudiziari e, più in generale, nelle vicende con risvolti giuridici, l’assistenza e la consulenza di un avvocato risultano imprescindibili a garantire la tutela degli interessi e in generale dei diritti della parte.
Si,ma… come si diventa avvocato?
Step 1: Laurearsi in Giurisprudenza. [tempo: 5 anni di sudate carte; costo: svariate mila euro]
Step 2: svolgere diligentemente 18 mesi di pratica forense (non retribuita), ovvero entrare in uno studio legale in cui un avvocato (in gergo tecnico Dominus) ti insegna il mestiere. [tempo: un anno e mezzo; costo: un po’ di mila euro]
Step 3: Esame di Stato: Quivi sospiri, pianti e alti guai…solo chi li ha vissuti conosce l’orrore di quei giorni! Non esagero, credetemi! A dicembre le prove scritte: vi dico solo che "Ragazzi portatevi: viveri, coperte ed analgesici!" si è rivelato essere il miglior consiglio che potessero darmi per affrontare il girone infernale in cui mi sono trovata: gente che sveniva, ragazze in preda a crisi di panico, persone possedute da febbre, coliche renali, morte e gigantismo. A giugno (dopo mesi di agonia) l’esito delle prove ed, eventualmente la prova orale. [tempo: lunghissimi mesi; costo: tra materiali di studio, tasse e sostentamento circa 1000 euro, per le cure psichiatriche consultare un capitolo più dettagliato di spesa]
Step 4: Bisogna poi iscriversi all’Ordine per esercitare la professione [costo circa 500 euro] e poi, quando finalmente sarai Avvocato… potrai pagare la Cassa forense, in formula agevolata per i primi 5 anni [820 euro di cui 117 per contributo di maternità, in unica soluzione, anche se non hai emesso nessuna fattura].
In tutto ciò non mi sembra superfluo chiarire che i legali non possano essere assunti con contratto di subordinazione: se io volessi farmi assumere da un call center (così, tanto per avere una forma di sostentamento…mica per stacanovismo) non potrei farlo se non previa cancellazione dall’ordine.
Ma dopo tutta questa corsa ad ostacoli fatta di studio, dedizione, impegno e dopo anni di lavoro senza vedere un soldo… una richiesta, una sola, mi sento di avanzare: vorrei un po’ di rispetto!
Un tempo per le persone che studiavano si aveva rispetto, adesso leggono un articolo su laleggepertutti e ti parlano come se i tuoi 10 anni di studio e sacrificio, durate i quali hai sgobbato come un asino sui libri e ti sei mantenuta facendo la barista e la commessa, non valgano nulla. Ecco…io credo si debba reimparare ad aver rispetto dei professionisti. Io non sono un medico e quando un medico mi da un parere penso che sicuramente ne sa più di me, così come quando l’insegnante dice che mio figlio ha bisogno di aiuto, o quando l’ingegnere mi sconsiglia di tirar su un piano abusivo.
(Qui si sente la necessità di allegare diapositiva: https://www.youtube.com/watch?v=GRivptyh2z0 )
Ed allora, in questa folle corsa verso l’impoverimento culturale e contro la tirannia dell’idiozia di un paese che pensa al GF e non alle sue giovani intelligenze, propongo una riflessione: Dove stiamo andando? Quale epilogo può avere la deriva aculturale del nostro paese? Non solo riguardo la professione forense, ma più in generale circa il ruolo del professionista, di chi come diceva mio nonno “ha studiato”.
Ho la sensazione che gli altri pensino che noi laureati squattrinati e precari siamo solo una massa di poveracci, e che avremmo fatto meglio a fare le estetiste o a chiedere il piacere al potente di turno per ottenere un impiego. Ebbene, io rifarei 1000 volte quello che ho fatto, perché solo il sapere rende liberi, e solo un uomo libero può osservare con lealtà, onore e diligenza i doveri della professione di avvocato.




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