BUONI PENSIERI, BUONE PAROLE, BUONE AZIONI (di Davide Nudo)


Davide Nudo, 29 anni, nasce a Cosenza con la speranza di diventare una persona equilibrata e riflessiva. Impegno svolto solo a metà, grazie alla scrittura e alla lettura dei suoi amati autori quali Schopenhauer, Brouwer e un buon numero di filosofi orientali. Nella vita reale si dimostra irruento quando la società lo richiede (ovvero nel 90% dei casi). Laureando in Filosofia presso l'Università degli Studi di Pisa, è convinto che la narrativa Sci-Fi salverà il mondo.


BUONI PENSIERI, BUONE PAROLE, BUONE AZIONI
La città si adorna di nuovi palazzi; nuovi versi, che aggiungono lirismo alla poesia. Sarà difficile tenere il ritmo di ogni colore, odore, spazio: un’epica che pare non avere fine. Ciò che è semplice, camminare tra le righe di questo passo, dona l’idea che tutto ciò non è dispersivo: è denso, nella sua caotica sopravvivenza. Le strade si riempiono di persone, maschere involontarie dei nostri pregiudizi, in attimi fugaci che permeano le nostre convinzioni prima ancora d’aver svoltato l’angolo, d’aver voltato pagina.
 Una coppia scende dalla propria auto: alla guida, un uomo di mezza età. Il veicolo è il suo, ma di chi sia padre dei due non è dato sapere. Forse di entrambi, molto probabilmente di nessuno. Tutti e tre sono vestiti bene, congrui alla zona, ma negli occhi del più anziano vi è il riflesso sopito di una stanchezza antica fatta di sacrifici, sudori asciugati, paure alimentate nelle notti insonni. L’andazzo dei giorni sembra essere più lieve, da quando ho imparato a tenere a freno gli scatti di odio inconsapevole, immotivati: l’odiare la sola esistenza dell’essere altrui. 
Donne dal marcato accento slavo si scambiano i numeri di telefono, commentano assieme le foto di questa e di quell’altra dei reciproci nipoti, di ritorno dalle terre dove loro stesse hanno visto i loro corpi crescere, ferirsi, gioire e rattristarsi, espressione di quella volontà di acciaio che ora nemmeno la corrosione del tempo può più intaccare. Dall’altra parte, due adolescenti con lineamenti azeri, in tuta calcistica, corrono e parlano tra loro in una lingua con cui i loro genitori non trovano lo stesso calore di "casa". Dalla mia parte, un turco e un cinese bisticciano amichevolmente per una trattativa: amicizie coltivate nel tempo prima per necessità, poi per virtù e infine per affetto sincero. 
Tutti loro hanno qualcosa in comune: il sorriso. Sorridono di fronte una vita di stenti, in faccia a tutte le volte che si scampa alla morte per una questione di sopravvivenza o una minaccia gratuita. Sorridono per il gusto di essere felici. Io non sorrido più, ché la felicità altrui mi basta per i tempi a venire. Nuovi colori, odori e spazi: questa città si riempie e si decora di nuovi versi che la rendono caotica nel suo irrefrenabile mutare e mutarsi. Il ritmo è battuto dalla pioggia autunnale, che umilmente cede il posto alla notte per far risplendere le sfumature urbane per mezzo dei lampioni. È un canto, una lirica, una custodia continua delle preziosità più intime di ognuno di noi. 
Camminare tra queste righe è come perdersi in un mare dove sai anche nelle notti di tempesta la posizione della Stella Polare. Stancarsi è andare a riposare le gambe tra un vociare di bimbi in festa durante una ricorrenza per i loro genitori macabra e "straniera", mentre per i loro figli nulla è più spaventoso della favola della buonanotte: il momento in cui verranno lasciati soli. E solo e distaccato da questa armonia mi sento mentre riprendo il procedere verso il ritorno a casa, chiedendomi se la mia nota stonata sia parte di qualche sincope nel procedere, o se il mio posto dedicato è riservato nel gran finale, lì dove la periferia è osservabile solo dall’immaginazione. 
Ma va bene così. Che le mie orecchie prendano appunti, il mio naso faccia incetta di ingredienti e la mia bocca gusti ogni tipo di sapori, e i miei occhi - occhi che stanno provando i primi veri, duri, mesi di elaborazione -, che i miei occhi fissino ogni metro di questo luogo, che ho odiato e amato, e poi odiato ancora. Solo ora riesco ad amare realmente questa grande giostra poetica di noia ed euforia che è la mia vita.





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